Il logo del coccodrillo di Lacoste nasce dal soprannome dato al tennista René Lacoste negli anni Venti e diventa nel 1933 uno dei primi loghi visibili applicati direttamente su un capo d’abbigliamento.
- Come nasce il coccodrillo Lacoste?
- Coccodrillo Lacoste: da elemento visivo a simbolo culturale
- Perché Lacoste è così popolare?
- Come Lacoste usa il design sostenibile per comunicare i propri valori?
1. Come nasce il coccodrillo Lacoste?
Il coccodrillo Lacoste nasce nel 1923, quando René Lacoste viene soprannominato “il Coccodrillo” da un giornalista americano dopo una scommessa legata a una valigia in pelle di coccodrillo.
René Lacoste aveva 19 anni ed era già un giovane talento del tennis. Durante una trasferta a Boston, il capitano della squadra francese gli promise una valigia in pelle di coccodrillo che aveva visto in una vetrina se fosse riuscito a vincere una partita importante.
Lacoste perse il match, ma la sua determinazione sul campo attirò l’attenzione della stampa americana. Da qui nacque il soprannome “The Crocodile”, associato alla sua capacità di non mollare mai durante una partita.
Il primo disegno del coccodrillo fu realizzato nel 1927 da Robert George, amico e designer di René Lacoste, che trasformò il soprannome in un vero simbolo grafico.
Lacoste fece ricamare il coccodrillo sui propri blazer bianchi e lo indossava prima delle partite.
2. Come è diventato il coccodrillo Lacoste un simbolo culturale?
Il coccodrillo Lacoste è diventato un simbolo culturale perché il suo significato si è progressivamente esteso dal tennis alla moda, fino a rappresentare uno stile riconoscibile anche al di fuori dello sport.
Nel 1933, René Lacoste fondò il brand insieme ad André Gillier e portò sul mercato la polo in cotone petit piqué. Il coccodrillo venne ricamato sul petto del capo, trasformandosi da simbolo personale in vero elemento di brand identity. Lacoste considera questa scelta la prima applicazione di un logo visibile su un capo d’abbigliamento.
Questo cambiò il rapporto tra abbigliamento e branding.
Prima il marchio identificava prevalentemente il produttore attraverso etichette e confezioni. Con Lacoste, invece, il logo diventava parte visibile del prodotto e contribuiva alla sua identità estetica.
Dal tennis alla cultura pop
Il coccodrillo non è rimasto confinato ai campi da tennis. Nel corso dei decenni è stato associato alla moda casual, alla musica, al cinema e alla cultura pop, mantenendo il collegamento con il suo patrimonio sportivo.
Un esempio è Novak Djokovic, ambassador Lacoste dal 2017, che ha contribuito a mantenere il collegamento tra il simbolo e il tennis contemporaneo. Nel 2026 Lacoste ha persino reinterpretato il coccodrillo trasformandolo temporaneamente in una capra (“GOAT”, Greatest Of All Time) per celebrare Djokovic. La capsule è stata costruita attorno ai suoi 24 titoli del Grande Slam e 101 titoli ATP.
3. Perché Lacoste è così popolare?
Il logo ha fatto il suo ingresso anche nel mondo del cinema e della musica. Celebrità come Gwyneth Paltrow e artisti musicali muovono le fila della cultura pop con il logo di Lacoste, conferendogli un’aura di freschezza e modernità.
Con l’avvento della digitalizzazione, Lacoste ha aperto anche i profili social dedicati, come @lacoste_heritage, dove celebra la propria storia attraverso immagini storiche e campagne iconiche. Questo approccio ha permesso di connettersi con le nuove generazioni, mantenendo la rilevanza del brand.
4. Come Lacoste usa il design sostenibile per comunicare i propri valori?
Oggi Lacoste dimostra di saper interpretare le nuove esigenze della moda contemporanea, mantenendo il passo con le tendenze sostenibili. Il celebre coccodrillo non è più soltanto un simbolo di eleganza sportiva, ma rappresenta anche un impegno concreto verso pratiche di produzione più responsabili ed eco-friendly. La Maison investe in materiali innovativi, processi produttivi a basso impatto ambientale e collaborazioni con designer e istituzioni che condividono gli stessi valori.
Un esempio emblematico di questo approccio è il progetto “Save Our Species”, realizzato in collaborazione con l’IUCN. In questa occasione Lacoste ha temporaneamente sostituito il suo iconico coccodrillo con i simboli di dieci specie animali in via di estinzione. Un gesto potente, che ha trasformato il logo in uno strumento di sensibilizzazione ambientale, dimostrando come il branding possa andare oltre l’estetica per diventare portatore di un messaggio etico e sociale.
Fonti
- Lacoste, “C’era una volta il coccodrillo” — storia ufficiale del soprannome, del disegno di Robert George e della nascita del simbolo.
- Lacoste Corporate, “Our History” — cronologia ufficiale della nascita del brand e della polo del 1933.
- Lacoste, “Lacoste unveils a new visual identity”, 21 aprile 2026 — aggiornamento sull’evoluzione dell’identità visiva.
- Lacoste, “Lacoste reinvents its iconic logo to celebrate Novak Djokovic, the Goat”, 25 giugno 2026.
- IUCN, “Lacoste and IUCN join forces to champion the cause of threatened species”, 28 febbraio 2018.
- Vogue Italia, “Storia del logo coccodrillo di Lacoste”, 3 dicembre 2025.
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Pubblicato: 26 gennaio 2026
Ultimo aggiornamento: 28 agosto 2026
FAQ sul Logo Lacoste
Perché Lacoste ha un coccodrillo come logo?
Lacoste ha un coccodrillo come logo perché René Lacoste fu soprannominato “il Coccodrillo” nel 1923 dopo una scommessa legata a una valigia in pelle di coccodrillo e per la sua tenacia sul campo da tennis.
Chi ha disegnato il coccodrillo Lacoste?
Il primo disegno del coccodrillo Lacoste fu realizzato da Robert George nel 1927 e René Lacoste lo fece ricamare sui propri blazer da tennis.
Cos'è il progetto Lacoste Save Our Species?
Save Our Species è una collaborazione tra Lacoste e IUCN del 2018 nella quale il tradizionale coccodrillo è stato sostituito su polo in edizione limitata da dieci specie animali minacciate di estinzione.